Progettazione e Dimensionamento dei Sistemi Oleodinamici
Dal ciclo macchina alla definizione di attuatori, centrale, circuito, controllo e gestione del fluido
Progettare un sistema oleodinamico significa trasformare le prestazioni richieste dalla macchina in una soluzione nella quale forze, velocità, pressioni, portate, potenza, controllo e condizioni di esercizio risultino coerenti tra loro. Il punto di partenza non è quindi la scelta della pompa o della centrale, ma l’analisi dell’applicazione: quali movimenti devono essere eseguiti, con quali carichi e velocità, in quale sequenza, con quale precisione e in quali condizioni ambientali.
Da questi dati si sviluppa progressivamente il sistema: attuatori, generazione della portata, distribuzione, controllo, accumulo, filtrazione, gestione termica, sensoristica e dispositivi di sicurezza, piping di bordo macchina. Fluid System affronta questa attività secondo una logica integrata, potendo sviluppare internamente centrali e cilindri e completare il sistema fino ai collegamenti e all’avviamento.
FUNZIONE DELLA MACCHINA
Carichi · Movimenti · Tempi · Precisione
CICLO OPERATIVO
Attuatori e utenze
Pressione e portata nel tempo
ARCHITETTURA OLEODINAMICA
Generazione · Distribuzione · Controllo
Filtrazione · Termica · Sensoristica · Piping di bordo macchina
VERIFICA · COLLAUDO · AVVIAMENTO
Schema concettuale 1 – Dal requisito della macchina al sistema oleodinamico.
1. Prima del dimensionamento: definire il ciclo della macchina
Un valore massimo di pressione o di portata, preso isolatamente, descrive solo una parte dell’applicazione.
Per dimensionare correttamente il sistema occorre sapere quando, per quanto tempo e con quali altre utenze quella richiesta si presenta.
| Dato applicativo | Impatto principale sul progetto |
|---|---|
| Forze e coppie richieste | Scelta e dimensionamento degli attuatori. |
| Corse e rotazioni | Volume di fluido richiesto e configurazione degli attuatori. |
| Velocità di movimento | Portata necessaria. |
| Sequenza delle operazioni | Profilo di pressione e portata nel tempo. |
| Contemporaneità delle utenze | Portata e potenza richieste alla generazione. |
| Frequenza dei cicli | Sollecitazione energetica e termica. |
| Precisione e dinamica | Tipo di regolazione, valvole, feedback e controllo. |
| Condizioni ambientali | Materiali, protezioni, raffreddamento ed eventuali requisiti specifici, certificazioni. |
| Spazi disponibili | Layout di centrale, piping e componenti. |
| Fluido | Compatibilità dei componenti e condizioni di filtrazione. |
| Requisiti di sicurezza | Architettura, dispositivi di protezione e logiche di controllo. |
| Esigenze manutentive | Accessibilità, diagnostica e disposizione dei componenti. |
Questa analisi permette di evitare due errori opposti: sottodimensionare il sistema rispetto alle condizioni più gravose oppure sovradimensionarlo prendendo come simultanee richieste che nella macchina reale non lo sono.
2. Forza, pressione e dimensionamento degli attuatori
Nel caso di un cilindro oleodinamico, la relazione teorica fondamentale è:
F = p × A
- F = forza.
- p = pressione agente.
- A = area efficace.
La relazione mostra immediatamente perché pressione e dimensioni dell’attuatore non possano essere definite indipendentemente.
Per un cilindro a stelo singolo, inoltre, l’area efficace cambia nei due sensi di movimento.
A1 = π × D² / 4
Area lato fondello
A2 = π × (D² − d²) / 4
Area anulare lato stelo
…dove D è l’alesaggio e d il diametro dello stelo. A parità di pressione, quindi, forza disponibile e comportamento del cilindro sono differenti nelle due direzioni.
Questi valori sono teorici. Nel progetto reale devono essere considerate anche contropressioni, attriti, perdite nel circuito, condizioni dinamiche del carico e margini coerenti con l’applicazione. Il dimensionamento dello stelo deve inoltre considerare la sua stabilità rispetto al carico di punta, in relazione a lunghezza libera, diametro e condizioni di vincolo.

3. Velocità dell’attuatore e portata richiesta
Una volta stabilita l’area efficace, la velocità desiderata determina la portata:
Q = A × v
- Q = portata volumetrica.
- A = area efficace.
- v = velocità dell’attuatore.
Anche qui emerge l’importanza di considerare separatamente le diverse fasi del movimento.
In un cilindro a stelo singolo, a parità di portata, la velocità non è necessariamente uguale in estensione e rientro, perché cambia l’area efficace.
Il dimensionamento di una macchina con più utenze richiede poi un passaggio ulteriore: stabilire quali portate debbano essere effettivamente disponibili nello stesso istante.
Principio progettuale
La portata della centrale non è automaticamente la somma delle portate massime di tutte le utenze.
Se più attuatori lavorano in sequenza, la loro massima richiesta individuale non si presenta necessariamente nello stesso momento. Se invece due o più funzioni devono operare contemporaneamente, la sovrapposizione diventa parte del dimensionamento.

4. Pressione e portata determinano la potenza idraulica
Pressione e portata convergono nella potenza richiesta dal circuito.
Con pressione in bar e portata in litri/minuto:
Ph = Δp × Q / 600
- Ph = potenza idraulica teorica in kW.
- Δp = differenza di pressione in bar.
- Q = portata in l/min.
La potenza elettrica necessaria è superiore alla potenza idraulica utile perché il trasferimento dell’energia avviene con rendimenti inferiori all’unità.
Pe ≈ Ph / η
dove η rappresenta il rendimento globale considerato tra la potenza elettrica assorbita e la potenza idraulica utile nel punto di riferimento scelto, tenendo conto dei rendimenti dei componenti e delle perdite rilevanti del sistema.
Anche la potenza, quindi, non dovrebbe essere letta soltanto come valore massimo: è utile rappresentarne l’andamento durante il ciclo per capire quanto a lungo e con quale frequenza le condizioni più gravose vengono effettivamente richieste.
Esempio didattico verificato
Alesaggio = 80 mm; pressione teorica = 160 bar; velocità lato fondello = 0,10 m/s.
Area lato fondello ≈ 5.027 mm².
Forza teorica ≈ 80,4 kN.
Portata richiesta ≈ 30,2 l/min.
Potenza idraulica teorica ≈ 8,0 kW.
L’esempio serve esclusivamente a mostrare la relazione tra le grandezze. Non comprende attriti, contropressioni, rendimenti, condizioni dinamiche, margini di progetto né verifiche strutturali.

5. Dal fabbisogno della macchina alla centrale oleodinamica
Definiti pressione, portata e profilo energetico del ciclo, è possibile stabilire come generare e gestire la potenza oleodinamica.
La centrale non è soltanto il gruppo motopompa. È un insieme nel quale devono funzionare coerentemente:
| Elemento | Aspetti da definire |
|---|---|
| Pompa | Portata, pressione, tecnologia, campo di funzionamento e regolazione. |
| Motore | Potenza, coppia, servizio e modalità di azionamento, tensione elettrica. |
| Serbatoio | Volume utile, ritorni, comportamento termico, degasaggio e ingombri. |
| Filtrazione | Livello di pulizia richiesto e perdite introdotte. |
| Scambio termico | Potenza termica da dissipare e condizioni ambientali. |
| Accumulatori | Funzione, volume utile, pressioni e modalità di impiego. |
| Distribuzione | Direzione, pressione e portata da controllare. |
| Strumentazione | Misura, diagnostica e supervisione. |
La configurazione corretta dipende dall’intero sistema.
Nota tecnica
Non adottare come regola universale un rapporto fisso tra volume del serbatoio e portata della pompa. Eventuali rapporti empirici possono essere utili come prima approssimazione in specifici contesti, ma non sostituiscono la verifica del ciclo, del bilancio termico e della configurazione effettiva.
6. Scegliere l’architettura del circuito
Una volta generata l’energia oleodinamica, occorre stabilire come distribuirla e controllarla. L’architettura dipende dalla funzione richiesta, non dal grado di sofisticazione della tecnologia.
| Requisito della macchina | Elementi progettuali da valutare |
|---|---|
| Movimenti tra posizioni definite | Comando direzionale, sequenze e condizioni di sicurezza. |
| Regolazione della velocità | Controllo della portata e influenza del carico. |
| Regolazione della pressione | Stabilità e comportamento nelle diverse fasi del ciclo. |
| Variazioni elevate del fabbisogno | Regolazione della pompa o della velocità di azionamento. |
| Picchi temporanei di portata | Possibile impiego di accumulatori, pompe a giri variabili. |
| Sincronizzazione | Feedback, sensoristica e controllo coordinato. |
| Posizionamento | Misura della posizione e regolazione coerente con precisione e dinamica richieste (controllo ad anello chiuso). |
| Mantenimento del carico | Architettura di sicurezza e controllo delle condizioni di fermo. |
Una distribuzione on/off può essere perfettamente adeguata a una funzione semplice. Quando invece la macchina richiede variazione continua, rampe controllate, regolazione fine o sincronizzazione, possono essere necessarie tecnologie proporzionali o soluzioni a controllo più evoluto.
Criterio di scelta
La soluzione tecnicamente migliore è quella proporzionata alla funzione da svolgere, non necessariamente quella più complessa.
7. Piping di bordo macchina e perdite di pressione
Il comportamento del sistema dipende anche da ciò che collega i componenti. Tubazioni rigide e flessibili, raccordi, curve, valvole, filtri e altri elementi introducono resistenze al moto del fluido.
La pressione disponibile all’attuatore è quindi il risultato della pressione generata a monte meno le perdite lungo il percorso.
Nel dimensionamento del piping di bordo macchina devono essere considerati:
- portata;
- diametro interno;
- lunghezza;
- caratteristiche del fluido;
- temperatura e viscosità;
- pressione di esercizio;
- perdite di carico distribuite e localizzate;
- condizioni di aspirazione della pompa;
- fenomeni transitori;
- vibrazioni;
- accessibilità e manutenzione.
Una sezione troppo ridotta può aumentare velocità del fluido, perdite di carico (Δp) e generazione di calore. Una sezione inutilmente elevata può invece aumentare dimensioni, quantità di fluido e costo dell’impianto, rumori di risonanza, emulsione dell’olio.
Il piping è quindi parte del dimensionamento del sistema, non una fase puramente esecutiva successiva.
8. Filtrazione: il controllo della contaminazione del fluido
Il controllo della contaminazione non riguarda soltanto le particelle solide. Nel fluido oleodinamico possono essere presenti contaminanti solidi, acqua e aria: tre forme diverse, con origini ed effetti differenti, che devono essere considerate già nella progettazione del sistema.
La contaminazione può essere introdotta durante riempimento, assemblaggio o manutenzione, provenire dall’ambiente esterno oppure generarsi durante il funzionamento per effetto dell’usura dei componenti. Per questo filtrazione, ventilazione del serbatoio, controllo dell’acqua e corretto sfiato non sono aspetti separati, ma parti della gestione complessiva del fluido
| Tipo di contaminazione | Origine ed effetti principali | Criteri di controllo |
|---|---|---|
| Solida | Particelle presenti già nel fluido o introdotte durante produzione, assemblaggio e manutenzione; altre possono entrare dall’esterno o generarsi per usura. Possono provocare abrasione, erosione, bloccaggi, aumento dei trafilamenti e perdita di precisione dei componenti. | Filtrazione idraulica adeguata all’architettura del circuito; riempimento e manutenzione controllati; limitazione degli ingressi dall’ambiente e monitoraggio dello stato dei filtri. |
| Acqua | Può essere presente in forma libera o dispersa/emulsionata. Può entrare durante il riempimento, dal serbatoio o attraverso l’umidità presente nell’aria. Favorisce ossidazione e corrosione e può alterare le proprietà del fluido. | Protezione del serbatoio rispetto all’ambiente; filtro aria/sfiato adeguato; controllo dell’umidità e, quando necessario, sistemi specifici di separazione o rimozione dell’acqua. |
| Aria | Può essere presente nel sistema prima della messa in servizio o essere introdotta durante interventi di manutenzione. Può favorire cavitazione delle pompe, vibrazioni e imprecisioni nella regolazione. | Punti di sfiato correttamente previsti e procedure di spurgo in fase di avviamento e dopo gli interventi che possono introdurre aria nel circuito. |
Per la contaminazione solida, la ISO 4406:2021 definisce il metodo di codifica del livello di contaminazione particellare del fluido. Il livello di pulizia da raggiungere deve essere stabilito in funzione della sensibilità dei componenti e delle condizioni operative del sistema.
Nel progetto devono quindi essere definiti in modo coordinato:
- livello di pulizia richiesto e criteri di controllo della contaminazione;
- posizione dei filtri idraulici — ad esempio in aspirazione, in pressione o sul ritorno — in funzione dell’architettura;
- grado di filtrazione, capacità rispetto alla portata e perdite di pressione ammissibili;
- monitoraggio dell’intasamento e condizioni di manutenzione dei filtri;
- modalità di ventilazione del serbatoio e protezione dall’ingresso di contaminanti e umidità;
- punti e procedure di sfiato per l’eliminazione dell’aria durante messa in servizio e manutenzione.
La scelta deve inoltre considerare viscosità e temperatura del fluido, condizioni di avviamento, ambiente di installazione e criticità dei componenti. La filtrazione non è quindi un accessorio aggiunto a valle del progetto, ma una funzione da dimensionare insieme al sistema.
Esempio concettuale di possibili posizioni di filtrazione

* Posizione e tipologia dei filtri idraulici dipendono dall’architettura del sistema. Il filtro aria sul serbatoio svolge una funzione distinta.
Schema concettuale 3 — Esempio di possibili posizioni di filtrazione. I filtri idraulici indicati con * sono esempi: posizione e tipologia dipendono dall’architettura del sistema. Il filtro aria collegato al serbatoio svolge una funzione distinta dai filtri del circuito liquido.
9. Bilancio termico: dove finisce l’energia non utilizzata
Le perdite di carico del sistema si trasformano in calore. Pompe, motori, laminazioni nelle valvole, cadute di pressione nel piping e altri fenomeni dissipativi contribuiscono all’aumento della temperatura del fluido.
calore generato ↔ capacità del sistema di dissiparlo
La temperatura influenza a sua volta viscosità, tenute, rendimento e vita utile dei componenti.
Quando la dissipazione naturale di serbatoio, piping e superfici non è sufficiente, può essere necessario integrare uno scambiatore di calore.
La verifica deve essere effettuata considerando il ciclo reale: un picco di potenza molto breve e un assorbimento elevato continuo non producono lo stesso comportamento termico.

10. Efficienza energetica: seguire il fabbisogno della macchina
In molti cicli industriali la richiesta di potenza non è costante.
- movimenti rapidi a bassa pressione;
- fasi di lavoro ad alta pressione;
- mantenimenti;
- rallentamenti;
- attese;
- ritorni con carichi differenti.
Quando il profilo della macchina lo giustifica, può essere conveniente utilizzare un’architettura capace di adattare la produzione di energia alla domanda effettiva.
Le possibilità comprendono, in funzione dell’applicazione:
- pompe a cilindrata variabile;
- regolazioni dedicate di pressione e portata;
- azionamenti a velocità variabile;
- servopompe;
- eventuale accumulo di energia.
Principio energetico
Generare la potenza richiesta quando viene richiesta, anziché mantenere necessariamente la massima capacità disponibile durante tutto il ciclo.
Questo non significa che una servopompa sia automaticamente la soluzione migliore. La valutazione deve comprendere almeno profilo del ciclo, dinamica richiesta, picchi di pressione e portata, precisione, tempo di funzionamento, comportamento termico, investimento e manutenzione.

11. Accumulatori: non soltanto una riserva di fluido
Quando presenti, gli accumulatori devono essere dimensionati rispetto alla funzione che devono svolgere.
Possono essere utilizzati, a seconda dell’architettura, per:
- accumulo di energia per funzioni di sicurezza o emergenza
- copertura di richieste temporanee di portata
- mantenimento di una condizione di pressione
- compensazione di variazioni
- smorzamento di pulsazioni.
Volume geometrico, precarica, pressioni operative e comportamento del gas sono tra loro correlati. Per questo il dimensionamento di un accumulatore non dovrebbe essere ridotto alla sola capacità nominale.
Anche i dispositivi di intercettazione e sicurezza devono essere considerati come parte dell’insieme.
Gli accumulatori oleodinamici a gas rientrano, ove applicabile, nel campo della Direttiva 2014/68/UE (PED) sulle attrezzature a pressione; classificazione, valutazione di conformità e dispositivi di sicurezza devono essere verificati in funzione delle caratteristiche dell’attrezzatura e dell’applicazione.
12. Sensoristica, controllo e diagnostica
Nei sistemi elettroidraulici, la componente oleodinamica e quella di controllo devono essere sviluppate in modo coordinato. Una buona diagnostica e una buona manutenzione prevengono eventuali danni al sistema.
A seconda della funzione, il sistema può utilizzare:
- pressostati e trasduttori di pressione;
- sensori di temperatura;
- controllo del livello;
- trasduttori di posizione sugli attuatori;
- misure di portata;
- segnali di stato dei filtri;
- PLC e sistemi di supervisione.
La misura non serve soltanto a visualizzare un dato. Può diventare parte della funzione della macchina: misura → elaborazione → comando/regolazione → verifica del risultato.
Questa integrazione permette, quando richiesta, di costruire logiche di controllo, diagnostica e protezione basate sulle condizioni effettivamente rilevate.
13. Sicurezza: valutare anche il comportamento in condizioni anomale
Un sistema oleodinamico accumula e trasmette energia. La progettazione deve quindi considerare non soltanto il funzionamento normale, ma anche le condizioni nelle quali una pressione, un carico o un movimento possano diventare pericolosi.
Tra gli aspetti da analizzare rientrano, in funzione della macchina:
- sovrapressioni;
- perdita di alimentazione;
- cedimento o perdita di una linea;
- movimento indesiderato di un attuatore;
- energia immagazzinata negli accumulatori;
- condizioni di manutenzione;
- ripartenze;
- interazione tra oleodinamica e sistema di comando.
La ISO 4413, nella versione vigente, stabilisce regole generali e requisiti di sicurezza per i sistemi oleodinamici e i relativi componenti utilizzati sulle macchine.
La Direttiva Macchine 2006/42/CE, con dichiarazione di incorporazione (Allegato II1B) classifica la centrale oleodinamica come “quasi macchina”.
A seconda dell’applicazione possono diventare pertinenti ulteriori requisiti relativi a macchine, attrezzature a pressione, equipaggiamento elettrico, atmosfere potenzialmente esplosive o mercato di destinazione.
Nota di conformità
La normativa applicabile deve essere individuata sul progetto specifico. La presenza di componenti certificati non implica automaticamente la conformità o la certificazione dell’intero sistema.
14. Verificare il sistema prima dell’avviamento
Il dimensionamento termina quando il comportamento dell’insieme è stato verificato, non quando è stato scelto l’ultimo componente.
A seconda della commessa, le verifiche e il collaudo possono riguardare:
| Parametro | Cosa permette di verificare |
|---|---|
| Pressioni | Corretta gestione dei carichi e delle regolazioni. |
| Portate | Rispetto delle velocità e delle contemporaneità previste. |
| Tempi ciclo | Coerenza con le prestazioni richieste. |
| Temperature | Adeguatezza del comportamento termico. |
| Sequenze | Corretta interazione tra le utenze. |
| Sensoristica | Coerenza tra valore misurato e logica di comando. |
| Tenuta | Integrità del circuito. |
| Sicurezze | Reazione alle condizioni previste dal progetto, analisi del rischio dell’impianto oleodinamico. |
Il collaudo in stabilimento consente di verificare quanto possibile prima della consegna. L’avviamento sulla macchina permette poi di completare regolazioni e verifiche nelle effettive condizioni operative.
Dal principio progettuale all’applicazione reale
I casi riportati di seguito sono volutamente brevi: servono a collegare un criterio tecnico a un’applicazione reale.
Il contenuto completo resta nella sezione “Casi di studio”.
CASO APPLICATIVO
In questa applicazione il sistema oleodinamico è stato sviluppato per il comando di slide gate in un impianto caratterizzato da condizioni ambientali e requisiti di certificazione specifici.
La configurazione della centrale, i materiali e la componentistica non sono stati quindi scelti sulla sola base di pressione e portata, ma considerando ambiente di installazione, continuità operativa e requisiti dell’assieme completo.
CASO APPLICATIVO
Per uno shiploader destinato al caricamento di materiali sfusi sulle navi, Fluid System ha sviluppato un sistema oleodinamico per regolare l’inclinazione del canale di scarico (*tilting chute*) e controllarne il posizionamento durante le operazioni.
Centrali, cilindri con controllo della posizione e sistema di distribuzione sono stati progettati considerando le esigenze di movimentazione, le condizioni ambientali e i requisiti specifici per l’impiego in area classificata.
Una decisione modifica le altre
Una delle caratteristiche essenziali di un sistema oleodinamico è l’interdipendenza delle scelte.
Aumentare la velocità richiesta a un attuatore modifica la portata. Modificare la portata influenza dimensionamento della pompa, piping e perdite di carico (Δp). Quest’ultime modificano il rendimento e il bilancio termico. Cambiare l’architettura di regolazione può cambiare nuovamente fabbisogno energetico, temperatura e comportamento dinamico.
Per questo il dimensionamento non procede correttamente per componenti isolati.

Approfondimenti Fluid System
Sistemi Oleodinamici
La soluzione integrata: centrale, attuatori, distribuzione, piping e avviamento.
Centrali Oleodinamiche
Produzione di centrali speciali, standard, modulari e ad alta efficienza.
Cilindri Oleodinamici
Cilindri speciali, ISO e saldati progettati e prodotti internamente.
Servopompe
Tecnologie per la generazione oleodinamica a richiesta variabile.
Assistenza Tecnica
Manutenzione, interventi e supporto sull’impianto.
Casi di studio
Applicazioni Fluid System sviluppate per specifici requisiti industriali.
Hai un sistema oleodinamico da progettare?
Forze, velocità e pressioni sono solo una parte del problema. Ciclo macchina, contemporaneità delle utenze, controllo, gestione termica, piping e condizioni di installazione possono modificare profondamente la soluzione. Fluid System sviluppa sistemi oleodinamici completi partendo dalle effettive esigenze della macchina, fino al collaudo e all’avviamento.
Richiedi un supporto tecnico.
FAQ Progettazione e dimensionamento dei sistemi oleodinamici: domande frequenti e risposte utili
Dalla funzione richiesta alla macchina: carichi, movimenti, velocità, corse, tempi, contemporaneità, precisione, ambiente e condizioni operative. Questi dati vengono trasformati nei requisiti oleodinamici del sistema.
Per un attuatore lineare, la portata è legata all’area efficace e alla velocità richiesta: Q = A × v, dove Q è la portata volumetrica, A l’area efficace dell’attuatore e v la velocità lineare. Nei sistemi con più utenze deve inoltre essere valutata la loro effettiva contemporaneità durante il ciclo.
In prima approssimazione, la pressione necessaria deriva dal rapporto tra la forza richiesta e l’area efficace dell’attuatore: p = F / A, dove p è la pressione, F la forza richiesta e A l’area efficace. Nel progetto reale devono inoltre essere considerate contropressioni, perdite di carico, attriti, condizioni dinamiche e caratteristiche complessive del circuito.
In termini teorici, con pressione in bar e portata in l/min: P = Δp × Q / 600. Il dimensionamento della potenza installata deve successivamente considerare i rendimenti e il comportamento reale del ciclo.
Non esiste un rapporto universale valido per ogni sistema. Devono essere valutati volume utile, ritorni, gestione termica, degasaggio, ciclo di lavoro, ingombri e caratteristiche complessive della centrale.
Quando il fabbisogno di portata e pressione cambia in modo significativo durante il ciclo, una generazione a velocità variabile può consentire di adeguare meglio la potenza prodotta alla richiesta reale. La convenienza deve essere verificata sulla specifica applicazione.
Perché riducono la pressione effettivamente disponibile alle utenze e trasformano parte dell’energia in calore. Piping, raccordi, valvole e filtri devono quindi essere inclusi nella verifica complessiva.
In funzione della sensibilità dei componenti, delle condizioni di esercizio e del livello di pulizia richiesto dal sistema. La contaminazione particellare può essere espressa mediante la codifica ISO 4406.
La centrale genera e gestisce la potenza oleodinamica. Il sistema completo comprende anche attuatori, distribuzione, controllo, piping, sensoristica e tutti gli elementi necessari per svolgere la funzione richiesta dalla macchina.
No. Sono dati importanti, ma non descrivono da soli ciclo, durata dei carichi, contemporaneità, comportamento termico, dinamica, precisione e condizioni ambientali dell’applicazione.
